Pubblicato il: sab, Giu 27th, 2015

Il Cimitero dei Colerici

La seconda ondata di colera, scoppiata nel 1837, costrinse il governo borbonico a sfondare il muro del quadrilatero del Cimitero delle 366 fosse per edificarvi un camposanto che accogliesse i morti del morbo. Ad opera dell’architetto Leonardo Larghezza, su progetto di Luigi Santacroce, fu realizzato il Cimitero dei colerici.

Cimitero dei colerici

Il cimitero dei colerici, nell’ingresso. Foto di Daniele Perna

Via Fontanelle al Trivio, il toponimo

Il camposanto sorse ai piedi della collina di Poggioreale, un tempo chiamata monte di Leutrecco, perché nel XVI secolo qui vi si insediò il quartier generale del comandante francese Odetto de Foix, Visconte di Lautrec, che nel 1528 cinse l’area in un inutile assedio, a causa del quale si diffuse un’epidemia di peste che gli risultò fatale: le sue spoglie riposano nella Chiesa di Santa Maria La Nova, mentre migliaia di corpi furono gettati nella c.d Grotta degli Sportiglioni, cavità naturale abitata da pipistrelli. Secondo il linguista Renato De Falco, il toponimo Leutrecco, corrotto dal popolo napoletano in Lo Trecco, divenne poi del Trecco fino a diventare Trivece, infine italianizzato in dei tredici; secondo altri, invece, il luogo dovrebbe il suo nome a un incrocio tra tre strade: strada che porta alle sepolture, in cui sarebbe collocata il cimitero, via Vecchia Poggioreale e via Nuova Poggioreale, quindi del trio. L’ingresso del cimitero dà su via Fontanelle al Trivio n.51. Il toponimo Fontanelle si può spiegare con l’esistenza in questa zona di fontane sorgive e non (o, comunque, con la ricchezza di acque).

Il culto della memoria

Cimitero dei colerici

Lapide.
Foto di Daniele Perna

I criteri di anonimato egualitario, cui si ispira il cimitero delle 366 fosse, sono abbandonati per far posto ad un parco funebre, ornato da cipressi e salici, caratterizzato dalla presenza di diverse tipologie sepolcrali arricchite da nomi, date, epigrafi e, talvolta, raffigurazioni di volte e decorazioni simboliche scolpite in bassorilievo e in altorilievo. Un’area fu destinata, appunto, alla sepoltura delle classi abbienti, un’altra ospitava le fosse comuni per i più disagiati.
Nel 1865 ci fu un’altra epidemia di colera e il recinto del sepolcreto fu ampliato verso oriente. Il luogo ben presto offrì agli scultori e agli architetti la possibilità di sperimentare nuovi stili nella costruzione delle cappelle e dei monumenti funerari. Proprio in occasione dell’ampliamento, infatti, i fratelli Annibale scolpirono il gruppo marmoreo San Rocco e il suo cane recante in bocca un tozzo di pane.

Nel 1884, in occasione di un’altra grave epidemia di colera, fu effettuato un terzo ampliamento piuttosto confusionario, privo di una progettualità precisa e ordinata.
Nel 1910 fu posto l’ultimo monumento funebre, dedicato ad Alexis Harmens.

Le incisioni

All’ingresso furono poste due incisioni marmoree per ricordare la tremenda l’epidemia del 1837: quella di destra, andata perduta, riportava la decisione di Ferdinando II di vietare le sepolture in città e l’assegnazione del luogo in questione a cimitero; quella di sinistra, tuttora esistente, riporta i dati della tragica epidemia e si conclude con una preghiera per i defunti.

Cimitero dei colerici

Chiesa delle anime del Purgatorio. Foto di Daniele Perna

Appena entrati sulla sinistra è stata eretta, su progetto dello stesso architetto Larghezza, una chiesa alle Anime del Purgatorio.

Cimitero dei colerici

Interno della chiesa delle Anime del Purgatorio. Foto di Federico Quagliuolo

Il cimitero è ora chiuso al pubblico.

Bibliografia

D’AMBRA RAFFAELE, Gli odierni camposanti napoletani, Napoli, 1845
GALANTE GENNARO ASPRENO, Guida sacra alla città di Napoli, Napoli, Stamperia del Fibreno, 1872
GIORDANO PAOLO, Il disegno dell’architettura funebre a Napoli: Napoli-Poggio Reale, il Cimitero delle 366 fosse e il Sepolcreto dei colerici, Firenze, Alinea, 2006
LUCARELLI FRANCESCO, La vita e la morte: dal Real Albergo dei poveri al Cimitero delle 366 fosse, Lecce, Edizioni del Grifo, 1999                                                               MANGONE FABIO, Il sistema cimiteriale napoletano, tra storia e attualità, in IDEM (a cura di), Cimiteri napoletani, Napoli, Massa Editore, 2004
MARCON LORETTA, Un giallo a Napoli. La seconda morte di Giacomo Leopardi, Napoli, Guida Editore, 2012.
MARRONE ROMUALDO, Le strade di Napoli, Roma, Newton Periodici, Vol. 3, 1992, pag. 671
MARRONE ROMUALDO, Le strade di Napoli, Roma, Newton Periodici, Vol. 6, 1992, pag. 1754

 

Danilo De Luca

Articolo redatto in collaborazione con Storie di Napoli: sito e  pagina fan

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  1. […] ma potrebbe essere una formula di rito, ed in tal caso non si escluderebbe sia stato sepolto nel camposanto dei colerici a Poggioreale (anche se alcuni affermano che il prete, nel redigere il documento, attesti semplicemente la […]

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