Pubblicato il: sab, Giu 27th, 2015

Il cimitero delle 366 fosse

Nel 1762 Ferdinando IV di Borbone assegnò all’architetto Ferdinando Fuga l’incarico di progettare un cimitero per accogliere i defunti dell’ospedale degli Incurabili (il quale, alla fine, ne acquistò la titolarità), i quali prima erano sepolti in una voragine del posto, sottostante la Chiesa di Santa Maria del Popolo, chiamata piscina, dalla quale si levavano i miasmi della decomposizione che appestavano l’intera area.
L’istituzione del cimitero rientra nella politica a sostegno delle classi indigenti cominciata con Carlo di Borbone: il camposanto, che accoglie la morte dei bisognosi, fa, infatti, da contraltare all’Albergo dei Poveri, progettato dallo stesso Fuga per ospitarne la vita. L’Albergo dei poveri è anche richiamato nello stesso progetto: la corte del cimitero misura, infatti, 80 metri per lato, ossia la stessa misura adottata per calibrare le corti laterali dell’Albergo dei Poveri.
La costruzione fu finanziata da Ferdinando IV con 4500 ducati, dai Banchi pubblici con 9300 ducati, dai luoghi pii con 570 ducati e dagli Incurabili con 26150 ducati.

Cimitero delle 366 fosse

Corte interna.
Foto di Sara Russo

Questa rappresentava una primissima risposta all’esigenza, tutta igenica, di evitare le sepolture in chiesa e nel perimetro delle mura cittadine. Negli anni successivi, seguirono altri provvedimenti: nel 1779 i medici della Deputazione di salute vietarono le inumazioni all’interno della città e proposero di creare dei camposanti per le sepolture; nel 1782 il Re approvò la proposta dell’ingegner Pasquale de Simone di far costruire nuovi impianti cimiteriali presso gli Incurabili, alle Fontanelle, ai Ponti Rossi e fuori la grotta di Pozzuoli, abolendo, contestualmente, le terresante nella capitale.

Il toponimo

Il camposanto sorse ai piedi della collina di Poggioreale, un tempo chiamata monte di Leutrecco, perché nel XVI secolo qui vi si insediò il quartier generale del comandante francese Odetto de Foix, Visconte di Lautrec, che nel 1528 cinse l’area in un inutile assedio, a causa del quale si diffuse un’epidemia di peste che gli risultò fatale: le sue spoglie riposano nella Chiesa di Santa Maria La Nova, mentre migliaia di corpi furono gettati nella c.d Grotta degli Sportiglioni, cavità naturale abitata da pipistrelli. Secondo il linguista Renato De Falco, il toponimo Leutrecco, corrotto dal popolo napoletano in Lo Trecco, divenne poi del Trecco fino a diventare Trivece, infine italianizzato in dei tredici; secondo altri, invece, il luogo dovrebbe il suo nome a un incrocio tra tre strade: strada che porta alle sepolture, in cui sarebbe collocata il cimitero, via Vecchia Poggioreale e via Nuova Poggioreale, quindi del trio. L’ingresso del cimitero dà su via Fontanelle al Trivio n.50. Il toponimo Fontanelle si può spiegare con l’esistenza in questa zona di fontane sorgive e non (o, comunque, con la ricchezza di acque).

Il cimitero delle 366 fosse

È conosciuto con i nomi di Cimitero vecchio, per distinguerlo dai nuovi cimiteri sorti sulla collina di Poggioreale, Cimitero di Santa Maria del Popolo, dal nome del complesso che ospita l’ospedale degli Incurabili, Cimitero delle 366 fosse e Cimitero dei tredici.
Nel progettare le 366 fosse, Fuga si ispirò al cimitero dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, a Roma, costruito su suo progetto nel 1745.
Il cimitero fu organizzato come una sorta di calendario, per consentire di scandire quotidianamente le morti cittadine: si caratterizza, infatti, per la presenza di 366 fosse comuni, larghe 80 centimetri e profonde 7 metri, ciascuna chiusa da una pietra tombale numerata sulla quale è iscritta una cifra araba, corrispondente al giorno dell’anno in cui è adoperata: 360 fosse disposte in uno spiazzo quadrato scoperto, 6 fosse collocate nella zona corrispondente all’atrio d’ingresso.

Cimitero delle 366 fosse

Fossa sormontata da blocco di pietra.
Foto di Sara Russo

La sequenza numerica delle fosse è secondo un ordine bustrofedico: la prima fila, a nord, è numerata da sinistra a destra; viceversa, la seconda fila è numerata da destra verso sinistra. In tal modo il giorno seguente all’utilizzazione dell’ultima fossa di una qualsiasi fila, i becchini del cimitero aprivano la pietra tombale della fila successiva collocata immediatamente al di sotto di quella usata il giorno precedente.

L’argano

I corpi vi erano letteralmente gettati fino al 1875, quando una baronessa inglese, che durante il suo soggiorno a Napoli aveva perso una figlia a causa di un’epidemia di colera, donò al cimitero un argano in ferro e una cassa funeraria di metallo con apertura a molla del fondo, così che la salma potesse essere calata con l’argano nella cassa e, quando questa, toccando il fondo, si apriva, essere adagiata sull’ossario dei defunti che l’avevano preceduto. Secondo Francesco Lucarelli, invece, la ricca baronessa  dotò il cimitero di questo arnese ben prima del 1875.

Proprio a tal proposito, Lucarelli riporta una leggenda: l’8 novembre, ogni 20 anni (l’età in cui morì la giovane rampolla), dalla fossa 313 (l’8 novembre è appunto il trecentotredicesimo giorno dell’anno) provengono strani rumori ed è possibile per un attimo avvistare una donna di mezza età, elegantemente vestita con abiti d’epoca, aggirarsi per il cimitero.

Cimitero delle 366 fosse

Argano.
Foto di Sara Russo

Il progetto fu ispirato a criteri di anonimato egualitario, che furono risolutivamente abbandonati per i camposanti limitrofi, perché a partire dall’800 la borghesia, come possiamo notare nel Cimitero dei Colerosi e nel Cimitero Monumentale, aderì pienamente alle suggestioni foscoliane sulla memoria e pretese che i camposanti rispondessero ai principi di distinzione e separazione: il cimitero Monumentale di Poggioreale, infatti, non solo presenta il Quadrato degli Uomini illustri, con monumenti in marmo per i più eminenti personaggi campani, ma addirittura le congreghe qui presenti sono suddivise per mestiere, classe e censo.
Fuga progettò anche la strada in pendenza a un tornante e due rampe che conduce al sagrato antistante il corpo di fabbrica principale: il percorso è segnato all’inizio da un altro portale d’accesso con arco a tutto sesto.

Cimitero delle 366 fosse

Ingresso del cimitero. Foto di Sara Russo

Le fosse comuni del Cimitero di Santa Maria del Popolo hanno accolto le spoglie dei più poveri fino al 1890: si calcola vi siano stati sepolti quasi due milioni e mezzo di corpi. I libri masti con i nomi dei sepolti sono purtroppo andati smarriti.
Il camposanto è ancora in funzione, ma i corpi vengono inumati nell’ipogeo, costruito nel 1871 a scapito delle fosse comuni nell’ingresso, i cui loculi sono provvisti di iscrizioni. Su molti loculi collocati nella cappella è possibile scorgere i grandi nomi dell’ospedale degli incurabili.

Il cimitero è aperto al pubblico il sabato e la domenica dalle 8.30 alle 13

Bibliografia

BUCCARO ALFREDO, Il dibattito europeo e i campisanti napoletani tra Sette e Ottocento, in MANGONE FABIO (a cura di), Cimiteri napoletani, Napoli, Massa Editore, 2004
D’AMBRA RAFFAELE, Gli odierni camposanti napoletani, Napoli, 1845
GALANTE GENNARO ASPRENO, Guida sacra alla città di Napoli, Napoli, Stamperia del Fibreno, 1872
GIORDANO PAOLO, Ferdinando Fuga a Napoli: l’Albergo dei poveri, il cimitero delle 366 fosse, i granili, Lecce, Edizioni del Grifo, 1997
GIORDANO PAOLO, Il disegno dell’architettura funebre a Napoli, Napoli-Poggio Reale, il Cimitero delle 366 fosse e il Sepolcreto dei colerici, Firenze, Alinea, 2006
GLEIJESES VITTORIO, La guida di Napoli e dei suoi dintorni, Napoli, Edizioni del Ciglio, 1979

Cimitero delle 366 fosse

Cappella.
Foto di Sara Russo

GUGLIELMO ENRICO, Introduzione, in MANGONE FABIO (a cura di), Cimiteri napoletani, Napoli, Massa Editore,  2004
LUCARELLI FRANCESCO, La vita e la morte: dal Real Albergo dei poveri al Cimitero delle 366 fosse, Lecce, Edizioni del Grifo, 1999
MANGONE FABIO, Il sistema cimiteriale napoletano, tra storia e attualità, in IDEM (a cura di), Cimiteri napoletani, Napoli, Massa Editore, 2004
MARCON LORETTA, Un giallo a Napoli. La seconda morte di Giacomo Leopardi, Napoli, Guida Editore, 2012.
MARRONE ROMUALDO, Le strade di Napoli – Vol. 3, Newton Periodici, Roma, 1992, pag. 671
MARRONE ROMUALDO, Le strade di Napoli – Vol. 6, Newton Periodici, Roma, 1992, pag. 1754
http://www.cimiterodelle366fosse.com

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  1. […] complicità dei medici, studiare il cranio del genio di Recanati, per poi seppellire il corpo al cimitero delle 366 fosse, che serviva esclusivamente l’ospedale degli […]

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