Pubblicato il: sab, Giu 27th, 2015

Il parco Vergiliano

Usciti dalla metropolitana di Mergellina, percorrendo via Salita della Grotta, sulla sinistra si dischiude un romantico sentiero in pietra immerso nel verde: questo luogo nascosto e sottratto al caos cittadino è il parco Vergiliano , conosciuto anche con il nome di Parco della Tomba di Virgilio .

Parco Vergiliano

Il sepolcro di Virgilio dall’alto Foto di Camilla Ruffo

Qui, infatti, la tradizione vuole che sia stata eretta la tomba che raccolse le ceneri di Publio Virgilio Marone, il più grande poeta della latinità. Questa leggenda è suffragata da una testimonianza dal commentatore Elio Donato (IV sec. d. C.), autore di una vita di Virgilio, che racconta che le ceneri furono tumulate in un sepolcro sulla via Puteolana, tra il primo e il secondo miliario. Fu lo stesso poeta a dettare ai successori il luogo della sepoltura. Amava così tanto questa terra che poco lontano aveva acquistato – o ereditato – da Sirone (maestro della scuola epicurea di Posillipo) un campicello e una villetta per trascorrervi la vecchiaia.
Proprio su quel tumulo un poeta amico fece incidere un noto distico che lo stesso Donato attribuì a Virgilio morente:

Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces.

[Mantova mi generò (Virgilio nacque ad Andes, vicino a Mantova), la Puglia mi portò via (Virgilio morì a Brindisi), ora Partenope mi conserva (i resti di Virgilio sono a Napoli); ho cantato (in versi) i pascoli (con riferimento alle Bucoliche), i campi (Georgiche) e i condottieri (Eneide)]

Ben presto la tomba di Virgilio divenne luogo di devoto pellegrinaggio. Tra gli illustri visitatori possiamo citare i poeti dell’antichità Stazio e Silio Italico, poi i moderni Boccaccio, Petrarca, Dumas e Goethe.

La tomba di Virgilio

Qui infatti esiste un sepolcro di età augustea, che ha la forma di un colombario, assai ricorrente nell’architettura funeraria romana del Lazio e della Campania: è un mausoleo con basamento quadrato entro il quale è ricavata la camera sepolcrale, con un tamburo cilindrico sovrapposto alla volta. All’interno della tomba di Virgilio, lungo le pareti, si aprono dieci loculi per urne cinerarie, simili tra loro, disposti a gruppi di tre sulle pareti senza aperture e a gruppi di due sulle altre due. Al centro è posto un tripode di metallo, ritrovato durante i lavori di restauro, nel quale, ancora oggi, gli innamorati bruciano fogli di carta contenenti richieste a Virgilio o forse a Priapo, per ricevere una benedizione per il proprio amore, supplicare il ritorno di un amante perduto oppure propiziarsi la fertilità.
Al di fuori del tumulo campeggia un’iscrizione fatta apporre nel 1445 da Alfonso d’Aragona.

La Crypta Neapolitana nel parco Vergiliano

L’ingresso originario del sepolcro si apriva sul margine e al livello della via Puteolana, meglio conosciuta come Crypta Neapolitana, lunga galleria scavata sotto la collina di Posillipo per accorciare le distanze tra Napoli e Pozzuoli, consentendo di evitare la faticosa, erta e tortuosa via Antiniana. Sopravvisse fino alla seconda metà del XIV secolo la leggenda che fosse stato proprio il prodigioso Virgilio ad averla scavata in una notte sola. Nella Descrittione della città di Napoli e del suo amenissimo distretto (1670) Giuseppe Mormile, citando alcuni passi della Cronica di Giovanni Villani, racconta addirittura che Roberto D’Angiò chiese a Francesco Petrarca un parere in merito, ottenendone dall’aretino una salace risposta sul fatto di non aver contezza di una seconda occupazione del grande poeta come, appunto, tagliapietre.

 Appare meno improbabile a progettare questa galleria sia stato il liberto Lucio Cocceio Aucto, che operò nel territorio flegreo tra il 40 e il 30 a.C.

Questi realizzò anche altre due gallerie, una sotto il capo di Posillipo, detta grotta di Seiano, l’altra sotto il monte Grillo, che porta il suo nome. A differenza di queste due, che sono spaziose e lineari, la Crypta Neapolitana si presenta ristretta, tortuosa, oscura e ripida. Che queste asperità non derivassero da bizzarie o superficialità di Cocceio ben se ne resero conto gli architetti che, nel 1455, per ordine di Alfonso D’Aragona, ne ampliarono il passaggio. Così come se ne accorsero coloro che, un secolo dopo, per volere di Don Pedro di Toledo, ne abbassarono l’ingresso e il piano stradale di 11 metri: queste migliorie, infatti, causarono il crollo della galleria e a nulla valse l’installazione di 48 coppie di pilastri con archi a supporto.

Parco Vergiliano

La Madonna con il bambino e gli angeli
Foto di Camilla Ruffo

Durante i lavori di rifacimento della Crypta fu trovato il bassorilievo che raffigura Mitra mentre uccide un toro (Mitra Tauroctono) sotto lo sguardo benigno del dio Sole, ora conservato al Museo Nazionale.
La Crypta neapolitana collegò la città con la zona flegrea fino al 1885, anno in cui fu aperta la parallela galleria di tram detta anche grotta nuova (che fu ristrutturata nel 1940 in occasione dell’apertura della mostra d’Oltremare) poi Gallerie delle 4 giornate.

Ora la Crypta Neapolitana è chiusa al pubblico.

Come apprendiamo da molte fonti, tra le quali il Satyricon di Petronio, nella grotta si tenevano culti orgiastici in onore di Priapo, che proprio qui vantava un altare.

La Madonna di Piedigrotta

Una leggenda vuole che nel 1353, durante il regno di Giovanna I, tre religiosi sognarono Maria che chiese loro di edificare, nella grotta di Virgilio, una chiesa da dedicare al suo cuore immacolato; tale volontà fu presto eseguita, soprattutto al fine di contrastare i riti osceni che ancora si celebravano nella zona adiacente l’attuale parco Vergiliano. Nel 1666 don Pedro d’Aragona ordinò fosse eretta a metà della galleria un’edicola dedicata a Santa Maria della Grotta, per contrastare i residui culti magici e misterici che ancora si praticavano.

È possibile raggiungere l’antica cappella dedicata alla vergine, posta all’inizio della grotta vecchia, infilandosi nel tunnel del vecchio acquedotto, per ammirare una madonna col bambino tra angeli e uno sbiadito Cristo Pantocratore.
Questo acquedotto, detto anche fontis Augustei Aquaeductus, raccoglieva l’acqua dalle fonti del Serino. Subì una profonda ristrutturazione ad opera di Don Pedro D’Aragona, che nel 1668 pose nel viale d’ingresso un’edicola sulla quale fece apporre due lapidi distinte: una descriveva la bellezza del luogo, informava sui lavori di restauro della Crypta, esaltava il paesaggio dei Campi Flegrei e la pregevolezza dei suoi campi termali; la seconda epigrafe, invece, composta dal medico Sebastiano Bartolo, elenca i benefici curativi delle acque del luogo.

Parco Vergiliano

Busto di Virgilio.
Foto di Camilla Ruffo

Dopo il restauro del 1930, nei pressi dell’edicola fu affiancato il busto di Virgilio, posto su una colonna in marmo, regalato dagli studenti dell’American Academy League of Ohio.
Secondo alcuni studiosi, nel XIV secolo i padri Lateranensi, che provvedevano al culto della Vergine della cappella rupestre, vollero edificare una chiesa che chiamarono della Pede-Grypta, che mantenne il suo legame con il sito originario; l’ingresso della chiesa, infatti, guardava la grotta. Altre testimonianze, come quelle raccolte da don Aspreno Galante, affermano che il culto della Vergine dell’Idra, detta così perché rappresentata mentre schiacciava il serpente-demonio, avesse qui una chiesa ben prima del 1205.

Tomba di Virgilio

Edicola voluta da Don Pedro D’Aragona
Foto di Camilla Ruffo

Il restauro

Per molti secoli i padri Lateranensi adibirono l’area del parco Vergiliano ad orto della chiesa di Santa Maria di Piedigrotta. Nel decennio francese questa fu espropriata e assegnata ad un cittadino francese.
Nel 1926, all’avvicinarsi del bimillenario della nascita del poeta, l’area fu acquisita al demanio e il parco fu ristrutturato. Lo sperone di roccia tufacea su cui sorge la tomba di Virgilio è stato consolidato e il suo interno è stato reso nuovamente accessibile con una scaletta laterale ricavata nell’opposta parte della Crypta. Nel parco Vergiliano è stato piantato un boschetto di piante scelte tra quelle citate da Virgilio nei propri componimenti; piccole iscrizioni identificano le piante e allietano il visitatore con brevi passi scelti dall’opera del poeta mantovano.
Un posto d’onore spetta al lauro, la pianta sacra cara a Virgilio, che la leggenda vuole fosse cresciuta spontaneamente intorno al sepolcro di Virgilio; un’altra leggenda, invece, afferma che sia stato il Petrarca, in visita al sepolcro, a piantarlo per primo.
Nel 1939 nel parco Vergiliano fu trasferita la cassa, collocata nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, nella quale Antonio Ranieri affermò di aver deposto le spoglie di Giacomo Leopardi. Accanto al monumento eretto alla memoria di Leopardi, eseguito dal marmista Costantino Bighencomer su disegno dell’architetto Michele Ruggero, sono state affisse le due lapidi collocate, rispettivamente nel 1844 a cura di Ranieri e nel 1897 a cura del Regno d’Italia, nella chiesa di San Vitale.
La sepoltura dei due poeti è assai controversa.
Per quanto concerne Virgilio, infatti, molti studiosi hanno rilevato che il luogo tramandato dalla tradizione dei commentatori antichi, ossia tra il primo e il secondo miliario sulla via Puteolana, corrisponda, in realtà, non al parco Vergiliano, ma alla villa comunale.
Molto più complesso e affascinante, invece, il mistero che avvolge la sepoltura di Giacomo Leopardi.

Il parco è aperto tutti i giorni dalle 9 fino ad un’ora prima del tramonto

Parco Vergiliano

Il monumento a Giacomo Leopardi
Foto di Camilla Ruffo

Bibiliografia

BUONOCONTO MARIO, Napoli esoterica, Roma, Newton & Compton Editori, Roma, 1996
GALANTE GENNARO ASPRENO, Guida sacra della città di Napoli, Napoli, Stamperia del Fibreno, 1872, pagg. 394 ss.
MAIURI AMEDEO, I Campi Flegrei, dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Sesta edizione
MARRONE ROMUALDO, Le strade di Napoli (Volume 5), Roma, Newton Periodici,1993, pag. 1193
MORMILE GIUSEPPE, Descrittione della cittá di Napoli e del suo amenissimo distretto, Napoli, 1670
PUNTILLO ELEONORA, Grotte e Caverne di Napoli, Roma, Newton & Compton Editori, 1994
SARDELLA FILOMENA, Il parco Vergiliano a Piedigrotta, Napoli, Libreria Marotta, 1991
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI “SUOR ORSOLA BENINCASA”, Percorso naturalistico virgiliano alla Tomba di Virgilio, Napoli, 2010

Danilo De Luca

Displaying 4 Commenti
Have Your Say
  1. […] dell’infanzia e della giovinezza una copiosa fonte di ispirazione: è infatti cresciuto a Piedigrotta, nobile capitale della canzone partenopea e sorgente pura di poesia, custodita e alimentata con […]

  2. […] un terrapieno ed è ora possibile raggiungerla con delle rampe, nell’area che costituisce il Parco Virgiliano a Piedigrotta e in cui sorgono l’ipotetica tomba di Virgilio e la sepoltura di […]

  3. […] tombe, perchè coniuga tre aspetti interessanti: storia, poesia e natura (Per approfondimenti: Dicette ‘o pappice). Ne sono convinti, almeno, i ragazzi di Econote che hanno deciso di organizzare un tour alla […]

  4. […] Festeggiò il buon nome d’Antonio- racconta il Ranieri- trangugiando quasi un chilo di confetti di Sulmona, di cui era particolarmente ghiotto. Il giorno dopo, chiesto di far colezione prestino, bevve del brodo bollente, trangugiò della granita di limone, per poi ritornare al brodo. Quindi avvertì un malore e chiese del medico. Arrivò il Mennella, altro luminare dell’epoca, che non potè fare altro che suggerire si facesse chiamare il prete: poco dopo Leopardi spirò. Il racconto ci permette di individuare due cause di morte ulteriori rispetto a quella di idropisia cardiaca, formulata dal medico Mollica, amico di Ranieri, che redasse il certificato di morte: sia congestione, per il rapido succedersi della bevanda bollente e di quella gelida, ma, soprattutto, indigestione, per l’avida ingestione degli amati cannellini. Il racconto delle ore successive si fa ben più convulso e affascinante. Ranieri, reperita una cassa mortuaria e una carrozza, spedì nottetempo i due fratelli a Fuorigrotta verso la chiesa di San Vitale Martire, il cui parroco, don Sorbino, profumatamente corrotto, aveva accettato di seppelire in chiesa il corpo, assai compromettente perché proveniva dall’epicentro dell’epidemia. Ranieri dotò Lucio e Giuseppe di un passaporto speciale rilasciato dalla polizia, ma risultò poi necessario integrarlo con un documento controfirmato addirittura dal capo della polizia, con il quale Antonio Ranieri vantava una profonda amicizia.Nel 1844 fu collocata nella chiesa una lapide e contestualmente la cassa, trasportata a braccia dal Ranieri, fu trasferita nel vestibolo della Chiesa. Nel 1897 il Parlamento dichiarò la sua tomba monumento nazionale, un giusto riconoscimento a quel poeta che l’Italia considerava oramai un simbolo. Nel 1900 i suoi resti furono riesumati e nel 1939 trasportati al parco Vergiliano a Piedigrotta. […]

Lascia un commento