Pubblicato il: mar, Mar 1st, 2016

Villa delle Ginestre- La storia completa

Alle falde del Vesuvio, tra Torre del Greco e Torre Annunziata, proprio ai piedi della collina dei Camaldoli, lungo la settecentesca via di collegamento del Miglio d’Oro, sorge Villa Ferrigni, meglio conosciuta come Villa delle Ginestre, perché deve tutta la sua fama a Giacomo Leopardi, che qui vi scrisse la poesia La ginestra– oltre che Il tramonto della luna (che molte voci, forse alimentate dal Ranieri, vogliono trascritte da Antonio sotto dettatura del poeta moribondo).

Villa delle Ginestre

Villa delle Ginestre

Tanto è vero che, nelle sue memorie, una delle ultime proprietarie della villa, la Duchessa d’Andria Enrichetta Carafa Capece-Latro, scrisse la storia di questa casa non meriterebbe di essere raccomandata alla memoria dei posteri, se non per la dimora che vi fece il poeta di Recanati.

La villa fu edificata nel ‘600 dalla famiglia Simioli su terreni di proprietà. Nel ‘700 il canonico Giuseppe Simioli, professore di teologia al Seminario Arcivescovile di Napoli, ampliò la villa, in modo da poter degnamente accogliere gli illustri ospiti che di qui transitarono, da Tanucci a Vanvitelli, e la dotò di una cappella. 

Villa delle Ginestre

Il canonico Giuseppe Simioli

Margherita, una sorella del canonico, portò la villa in dote al marito Diego Ferrigni Pisone, di antica famiglia ascritta al registro delle piazze chiuse di Bari.

La casa fu poi ereditata dal figlio Giuseppe, di accese idee prima antiborboniche, poi unitariste, che gli valsero l’interdizione dalle pubbliche cariche nel Regno Borbonico e, in seguito, lo scranno di Senatore del Regno d’Italia. Nel 1826 questi sposò Enrichetta Ranieri, sorella di Antonio.

Come il cognato, anche lui comprese immediatamente il genio, la sensibilità, l’arguzia e la sconfinata cultura del poeta, cui mise generosamente a disposizione la villa nella speranza che il soggiorno gli alleviasse i fastidi della malattia. La permanenza di Leopardi, che durò complessivamente nove mesi, suscitò, però, qualche malumore in alcuni abitanti della casa. In primis, in Enrichetta, che, come testimonia la Duchessa, lo ricordava sempre triste e malaticcio, incontentabile, ghiotti di dolciumi, insonne, abituato a scambiare il giorno con la notte; poi nel canonico Andrea Ferrigni, il fratello, che mal sopportava la presenza di quell’uomo, agitato da idee eretiche ed immorali, tanto da approfittare di ogni sua assenza per benedire la casa in onore di generiche festività affastellate a caso.

Villa delle Ginestre

Il giardino

Nei primi anni dell’Unità d’Italia la villa fu presa con la forza dalla banda del brigante Pilone, ma a farne le spese con la giustizia fu solamente la sventurata coppia di custodi, condannata a dieci anni di prigione per favoreggiamento: vittime esemplari del furore cieco delle leggi penali speciali varate contro il brigantaggio. A causa di quegli infausti episodi, la famiglia vi fece ritorno solo nel 1868.

Nel 1897, cinquant’anni dopo la morte del poeta, la casa fu ereditata dai coniugi Americo Lang, nipote di Diego Ferrigni e Enrichetta Ranieri, e Adelaide Leopardi, discendente di Pierfrancesco, fratello di Giacomo.

Il matrimonio, benché osteggiato dalle rispettive famiglie, di contrapposte idee politiche e segnate da alcuni avvenimenti immediatamente successivi alla morte del poeta, dimostra che tra i Ranieri e i Leopardi non fossero cessati i contatti, per quanto flebili o clandestini potessero essere.

Villa delle Ginestre

La meridiana: Sine Sole Sileo

Una malattia strappò Adelaide alla vita a soli tre mesi dal matrimonio, così fu designato erede Antonio, figlio della Duchessa d’Andria, che prese possesso della villa nel 1907. Per meglio godere dello splendido panorama, la famiglia edificò lo splendido porticato di gusto neoclassico, su tre lati a sorreggere la terrazza, visibile ancora oggi.

Villa delle Ginestre

La stanza di Leopardi oggi

La villa fu poi venduta alla sorella Vittoria, perché il decesso della moglie lo turbo così tanti da condannarlo a vagare ramingo in cerca di una serenità che non trovò mai più.

Nel 1937, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, la villa fu proclamata Monumento Nazionale.

Gli arredi furono gelosamente conservati, praticamente intatti, dai proprietari della villa, infine dall’Università Federico II, che acquistò l’immobile nel 1962.

Nel 1998 la Soprintendenza, coadiuvata da altre istituzioni, prima tra tutte il Comune di Torre del Greco, ha avviato il lavori di restauro, conclusi qualche anno dopo.

Villa delle Ginestre

Il Pino di Villa delle Ginestre, disegno d’epoca

Il pino che svetta davanti la villa rievoca quello coltivato da Giuseppe Ferrigni, ricordato dalla Duchessa nelle proprie memorie.

Villa delle Ginestre

Il pino oggi

Attualmente l’Ente Ville Vesuviana gestisce il sito. Vi ha realizzato un percorso museale, incentrato sulla stanza che ospitò il poeta, che ripercorre, con l’aiuto di apparecchiature audiovisive, l’intera vita del poeta, concentrandosi sulla produzione vesuviana.

La villa è aperta al pubblico. La si può raggiungere con la circumvesuviana, fermata Villa delle Ginestre, dalla quale dista una decina di minuti a piedi.

Per informazioni, visitare il sito www.villevesuviane.it o telefonare al numero 0817322134

Danilo De Luca

Bibliografia

Opuscolo Villa delle Ginestre, a cura della Fondazione Ente Ville Vesuviane

CARAFA CAPECE LATRO E., Storia di una casa di campagna- La villa delle Ginestre e G. Leopardi-, Bari, Gius. La Terza e Figli, 1934

DE POMPEIIS M., Leopardi a Napoli, in Villa delle Ginestre, Napoli, Edizioni laboratorio ricerche e studi vesuviani editore, 2003

RUSSO G., L’ultimo Leopardi, in Villa delle Ginestre, Napoli, Edizioni laboratorio ricerche e studi vesuviani editore, 2003

RUSSO T., Villa Delle Ginestre- Dal soggiorno di Leopardi al restauro, in Villa delle Ginestre, Napoli, Edizioni laboratorio ricerche e studi vesuviani editore, 2003

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