Pubblicato il: dom, Gen 15th, 2017

SANTA MARIA DELLA FEDE: IL CIMITERO DEGLI INGLESI

Il parco di Santa Maria della Fede, situato nell’omonima piazza alle spalle del corso Garibaldi, la quale prende il nome dalla chiesa seicentesca che la sovrasta , era in origine un’area cimiteriale, dalla superficie ben più vasta, destinata ad accogliere le spoglie dei soggetti di fede diversa da quella cattolica: infatti è tramandato, dalle cronache, con il nome di Cimitero degli acattolici.

Cimitero degli inglesi

Monumento funebre di Mary Sommerville

E’ meglio conosciuto, però, come Cimitero degli inglesi, perché è stato amministrato, fino agli anni ’60, dal consolato britannico. Infatti, nel 1825 la comunità protestante assegnò al console Sir Henry Lushington il compito di individuare una nuova area da destinare alle sepolture, in quanto la vecchia, cioè il giardino del convento di San Carlo all’Arena, non riusciva più a soddisfare tale funzione.
I lavori cominciarono nel 1826 e si conclusero due anni dopo. Già nel 1852 si rese necessario acquistare le aree circostanti per ampliare l’originario perimetro, oramai diventato inadatto a contenere lo spropositato numero di monumenti funebri qui eretti.
Un alto muro di tufo, tutt’ora, isola l’area dal tessuto urbano, facendone un’inaspettata oasi di quiete nel centro cittadino. Nonostante ciò, con l’urbanizzazione massiccia della zona, promossa dal Risanamento verso la fine del XIX, si palesò tutta l’inopportunità di mantenere in attività, in questo quartiere residenziale, densamente abitato, un cimitero, che fu così chiuso, nel 1893, in concomitanza dell’apertura del nuovo cimitero degli acattolici nella zona del Pianto.

Cimitero degli inglesi

Monumento funebre della famiglia Freitag

Nel 1954 e nel 1960 ampie aree del cimitero vennero alienate al Risanamento per la costruzione di ulteriori edifici. Il cimitero, poi, fu venduto al Comune di Napoli nel 1980 per la somma di 70 milioni di lire. Grazie all’azione della Soprintendenza, coadiuvata dalla Fondazione Napoli 99, l’area fu bonificata, i corpi traslati, molte lapidi trasferite nei depositi comunali, quelle più importanti, invece, restaurati.
Restano, infatti, nove monumenti funebri di pregevole valore artistico.
Tra tutti, spicca quello della matematica Mary Sommerville, opera dello scultore Francesco Jerace, che si ispirò, forse, a qualche statua della regina Vittoria. Molto bella anche la tomba della famiglia Freitag, che rappresenta un angelo intento ad aprire le porte del Paradiso. Inoltre, tra i monumenti rimasti, annoveriamo quelli di Emma d’Abbey, della famiglia Bateman-Dashwood, di Guglielmina Solombrino Arnold, del banchiere Oscar Meuricofre. Il monumento funebre del console generale svizzero Felice Zerman è attualmente utilizzato come ripostiglio per le scope, a testimonianza del degrado in cui versa il parco.

Il Convento

Nel 1645 la chiesa di Santa Maria della Fede fu ceduta agli agostiniani riformati provenienti dal monastero di Santa Maria di Colorito di Morano in Calabria, quindi trasformata in convento, detto, dal luogo di provenienza, dei Coloriti. Abolito l’ordine da Papa Benedetto XIV, il convento di Santa Maria della Fede ospitò, per volontà della regina Maria Amalia, moglie di Carlo di Borbone, un ritiro di pentite (cioè di donne che avevano esercitato la professione di prostituta) e di ospedale per malattie veneree, conosciuto, perciò, con l’infamante nome di sifilocomio.

Cimitero degli Inglesi

Monumento funebre Bateman-Dashwood

Un giallo partenopeo: il furto della lapide di Van Pitloo

Tra le personalità qui sepolte, il cimitero poteva vantare il pittore olandese Anton Sminck van Pitloo, fondatore della Scuola di Posillipo. Ma un triste destino lo accomunava ai tanti milordi che riposavano nell’area, benché tanto avessero dato alla crescita economica, morale, culturale e spirituale di questa città: l’incuria e il degrado accompagnavano il loro sogno eterno.
Un aneddoto, raccontato personalmente allo studioso Carlo Knight dal professor Adrian Pitlo, pronipote dell’artista e docente di Diritto Privano all’Università di Amsterdam, illustra in maniera irriverente ma chiara a quale grottesco limbo la burocrazia costringesse le spoglie dei defunti, esponendoli più volentieri all’avidità dei mercanti d’arte che alla premura dei discendenti.
Nel 1970, in occasione del compiersi del primo quarto di secolo della carriera accademica del professore, alcuni suoi assistenti vennero a sapere che il consolato inglese stava per cedere, e pure con una certa fretta, la desolata area che ospitava il monumento funebre del pittore olandese: quale regalo più gradito di un ricordo tangibile del famoso avo?
Così, a bordo di una Station Wagon, partirono a tavoletta alla volta di Napoli e conquistarono rapidamente il permesso del console inglese. Il giorno dopo, però, l’esponente del consolato fu punzecchiato da qualche tarlo e ripensò all’abnormità di ciò che stava per fare: così fece pervenire ai tre olandesi il suo rifiuto. Ma i giovani, non comprendendo i motivi di quel repentino ripensamento, che appariva, a giusta ragione, ridicolo alla luce del degrado in cui versava il cimitero, staccarono ciò che avanzava del monumento e a tutto gas ripartirono per i Paesi Bassi.
La loro bravata non sfuggì allo sguardo, mai come quella volta attento, del custode, e immediatamente la polizia italiana spiccò un ordine di arresto per i tre, che furono fermati alla frontiera di Aosta.

 

Cimitero degli inglesi

Monumento funebre di Felice Zerman

Enorme eco ebbe quella notizia sui giornali, sia olandesi che italiani: assistenti del professor Pitlo profanatori di tombe!
La lapide tornò così al suo posto.
Ma attraverso le pagine dei giornali i mercanti d’arte appresero dell’esistenza di quel museo abbandonato tra il corso Garibaldi e via Arenaccia: e della lapide di Anton Sminck van Pitloo si perse ogni traccia.

Bibliografia

ALISIO GIANCARLO, Il cimitero degli Inglesi, Quaderni di Capodimonte, Electa Napoli, 1993
ASPRENO GALANTE, Guida sacra della città di Napoli, Napoli, Stamperia del Fibreno, 1872
CELANO CARLO, Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli, Napoli, 1692
MARRONE ROMUALDO, Le strade di Napoli, Roma, Newton Periodici, 1993
PALAZZOLO OLIVARES CLAUDIA, Il genio e la face. Problemi di scultura funeraria a Napoli tra Ottocento e Primo Novecento, in MANGONE FABIO (a cura di), Cimiteri Napoletani, Napoli, Massa editore, 2004

Danilo De Luca

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